Molte persone mi credono un grande sportivo, ma io in realtà non lo sono mai stato e questo i miei genitori lo possono confermare. Da giovane ho praticato quasi tutti gli sport praticabili a Vacallo e dintorni. La mia prima esperienza dopo le biglie è stata con il basket, praticato da quasi la totalità dei miei vicini. Carriera durata pochissimi anni, visto che lo sgomitare contro l’avversario per accaparrasi la palla non era di sicuro il mio punto di forza.

Passato alla sezione atletica della SAV ho messo in evidenza più che altro l’aspetto creativo, quando il monitore ci dava il via libera per tirare fuori il materiale dal magazzino della palestra per creare un percorso da eseguire in seguito. Durante le gare invece le sentivo dai miei (se venivano a vedermi), “ma perché ti sei fatto superare da quello svizzero tedesco?” e dopo aver ricuperato il fiato ho dovuto spiegare che l’altro aveva tagliato strada.

Ma il meglio di me l’ho dato durante una corsa campestre, aneddoto sempre rievocato in famiglia quando si parla della mia carriera sportiva. Il mio allenatore mi aveva detto che appena dopo la partenza alla prima curva si doveva sgomitare un po’ per non restare imbottigliato alla fine del gruppo. Naturalmente il consiglio non è stato seguito e quindi dopo pochi secondi di gara il mio rango alla fine della corsa era abbastanza chiaro, almeno per la parte di classifica occupata. Il meglio della storia però arriva a fine gara, quando ho parlato un po’ troppo e ho detto ai miei (dopo alcuni chilometri di corsa): “non sono neanche stanco, potrei correre un altro giro”. La scena dei cartoni animati dove uno è rincorso da un altro non c’è stata, ma mio papà se poteva mi sotterrava lì.

 

Il fisico a quei tempi c’era e non era male per alcuni tipi di sforzi, quello che mancava completamente era la testa e un pizzico di agonismo per raggiungere certi obiettivi. Passato il tempo e cambiato alcune scuole, ho cambiato anche alcuni sport. Alcuni cambiamenti ho dovuto farli per colpa degli orari che non combaciavano. Comunque ci sono state esperienze con il tiro con l’arco e poi con l’unihockey. Nel primo caso la disciplina mi piaceva e riuscivo adagio adagio a migliorare, perché una componente che aiutava tanto era la calma e quella a volte ne ho tonnellate da vendere.

Il periodo del tecnicum a Bienne invece è stato solo un periodo di sfogo sportivo, praticando una specie di unihockey giocato con i taglialegna; per evitare il confronto stavo in porta. La pausa si è accentuata durante il mio periodo di lavoro a Berna. Questo è stato uno dei motivi che mi ha spinto al rientro in Ticino a cercare qualcosa da fare. Grazie a Sportissima ho scoperto uno sport che mi ha sempre affascinato alla televisione: il curling.

Questo sport è quasi fatto su misura per me, perché non c’è contatto fisico diretto con l'avversario, l’aspetto tattico è importante e comunque c’è un bel fair play sul ghiaccio. Aspetti che è difficile trovare in altri sport. Infatti adesso sono parecchi anni che lo pratico e mi piace sempre di più. Il movimento curlistico ticinese è molto piccolo e non sono tante le persone che ci girano attorno e proprio questo piccolo numero non permette di avere un ottimo ricambio di persone.

Incredibilmente nel primo anno di gioco si riesce in poco tempo a crescere e a poter giocare decentemente. Infatti siamo stati affiancati a dei giocatori navigati e abbiamo partecipato al torneo interno per la qualificazione ai campionati ticinesi. Passata la selezione ci siamo ritrovati a rappresentare il CCC e dopo due giornate di gioco abbiamo sfiorato il podio. La stagione successiva grazie alla spinta di qualcuno mi sono messo al comando di una squadra (skip), il team era formato da giovani giocatori.

Dopo un inizio difficile e tante batoste ricevute, abbiamo iniziato a ingranare e a vincere qualche torneo. Poi l’ultima stagione è iniziato il periodo più difficile. Un membro della squadra ha dovuto affrontare una dura battaglia nella vita privata. Quindi gli equilibri nel team sono cambiato. Ora mi ritrovo a dover formare ogni volta una squadra e ricercare i giocatori per le varie occasioni. Chiamare a destra e sinistra per trovare qualcuno che ha tempo e voglia di giocare. Questo comporta ogni volta del tempo per capire i giocatori e capire come posso richiedere i tiri e quali devo cercare di evitare.

Questa ricerca continua di compagni mi fa perdere la voglia di giocare. Come direbbe il Karoubian, crispas, ho trovato una disciplina che mi piace e vorrei praticare ma non riesco a trovare compagni di avventura che condividono gli stessi interessi. Il peccato in questo sport è proprio questo, manca un ricambio sufficiente di giocatori e spesso quelli che ci sono non hanno la possibilità di uscire a fare tornei per colpa della famiglia o del lavoro.

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